IO RESTO A CASA

Ho girato l’Italia per anni e ogni volta che tornavo da una tappa coloravo la provincia di rosso.

Mai mi sarei immaginata un giorno di svegliarmi e trovare tutta l’Italia rossa, ma non perché era stata colorata da me, ma perché considerata zona “pericolosa”.

Oggi non è possibile viaggiare per l’Italia, una cosa che “ieri” ci sembrava scontata oggi non la si può fare.
Oggi si DEVE stare in casa.
Oggi si può solo immaginare e sognare i posti che un giorno si potrà riiniziare a visitare.

Siamo in una condizione che è tra il surreale e il tragico, sembra un brutto sogno, impossibile da accettare, e come spesso facciamo, la prima reazione un po’ generale, e anche mia, è stata non capire la gravità della cosa ed è stata pensare: “a noi non può capitare” .

Invece a NOI è CAPITATO perché ci dobbiamo rendere conto che i confini non sono confini e non è giusto non considerare una cosa nostra solo perché lontana, solo perché è in Cina…
Ci sono cose che ci raggiungono anche se non vogliamo, belle e/o brutte, e questa volta il #coronavirus ci ha raggiunto fin troppo velocemente, senza darci il tempo di metabolizzare.

Ora però possiamo reagire in due modi, continuare a non dargli il giusto peso e pensare solo egoisticamente a “noi”, (fino la scorsa settimana ho usato qualche leggerezza che oggi mi “vergogno” quasi di ammettere), continuare a cercare il “paziente 0” a cui dare la colpa o comunque un soggetto qualsiasi a cui dare la colpa (altro comportamento che spesso adottiamo) oppure utilizzare in modo intelligente questo accaduto, e attenzione non sto dicendo che ce lo siamo meritati, tutt’altro, per poter prendere coscienza su quello che ci sta attorno.

Già da tempo si parlava di inquinamento, problemi climatici, rispetto di una terra che non abbiamo e per quanto a livello teorico lo sapevamo a livello pratico non riuscivamo ad attuare nessun vero cambiamento comportamentale e non riuscivamo a dimostrare il nostro rispetto verso qualcosa che in concreto ancora non sentivamo.

Oggi possiamo dimostrare che invece quella empatia l’abbiamo, la possiamo provare e qualcosa di concreto possiamo farla.
E l’atteggiamento che avremo in questo momento secondo me potrebbe essere il vero nocciolo della questione.
Possiamo continuare a fregarcene oppure, veramente accettare che è necessario stare a casa per rispetto di altre persone.
Non riusciamo a farlo per qualcosa che non sia identificabile?
Bene, allora facciamo per le persone che amiamo.
Vi do il mio esempio, io potrei dirvi che lo faccio:
– per mio fratello Juri che fa l’infermiere e che in questo momento veste i panni di un supereroe come tutti i dottori e gli infermieri di Italia, ma che non è un supereroe e ogni volta che si mette la divisa purtroppo non è immune da nulla e rischia più di noi per noi.
– Lo faccio per mio fratello Valerio invece che ha avuto un pneumotorace a 30 anni e ha quasi rischiato di morire per colpa dei polmoni “sai a noi giovani non succede nulla” e smontarvi questa cazzata
– Lo faccio per i miei genitori che sono nella fascia di età superiore a 65 anni, quella più a rischio, e no, fidatevi, per me non sono vecchi
– Lo faccio per me che vi direi una stupidaggine se dicessi che infondo non ho paura, perché si magari mi salvo, ma l’esperienza di essere intubata me la risparmierei.

E quindi lo faccio, lo potete fare per RISPETTO.

Ed è qui la vera differenza che ci può insegnare questa tragicità, ed è come ci approcciamo a questa tragicità, perché per quanto difficile da credere faremo una grande fatica a dimenticarcela, anche dopo, anche quando sarà tutto passato.

Si perché per quanto ci vogliamo ripetere #andràtuttobene, sappiamo che la paura ci rimarrà addosso.

Forse solo oggi a 38 anni capisco perché da piccola mia mamma aveva così tanto timore e non amava troppo i contatti con altre persone, forse ci sono stati periodo in cui altre “influenze” hanno lasciato il segno a i nostri genitori, qualcosa che a loro è rimasta impressa, come questa rimarrà impressa a noi.

Io sono sempre stata super espansiva, ho fatto un viaggio condividendo letti con estranei, mangiando dagli stessi piatti, con le stesse forchette.
Oggi abbiamo paura di stringerci la mano, di incontrarci, di abbracciarci.

IO CI AUGURO SOLO DI POTER RIINIZIARE IL PRIMA POSSIBILE A RIABBRACCIARCI SENZA AVER PAURA.

Per il momento sto ancora andando in ufficio, ma sto valutando di mettermi in ferie a casa, ferie che utilizzerò per scrivere il più possibile sul mio blog di posti belli che ho visto di questa Italia, un po’ per farvi viaggiare anche da fermi e un po’ per ridarvi la voglia di viaggiare per l’Italia una volta che tutto questo sarà passato.PubblicatoIO RESTO A CASA è ora pubblicato.

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