I FAMOSI LIQUORI A BASE DI ANICE: SAMBUCA, ANISETTA E MISTRÀ.

IL PADRINO PARTE 2

La Scena:

– Johnny Ola (Dominic Chianese) va a far visita a Michael Corleone (Al Pacino): –

“Che vuoi da bere Johnny?

ANISETTA”

Viene così nominata questa bevanda nel famoso film.

Ma tutti sappiamo veramente cosa sia l’ANISETTA?

Per spiegarvelo faccio un passo indietro e inizio con un piccolo riassunto tra i liquori/distillati italiani a base di anice più conosciuti.

Erroneamente associamo la marca al liquore, ma è importate fare questa precisazione, anche se inconsciamente l’errore viene spontaneo. Ci sono i liquori e le diverse marche che lo producono. Iniziamo quindi nel fare chiarezza su quali sono i liquori e da cosa si differenziano tra loro.

Tra i più famosi liquori dolci ottenuti da essenze di anice stellato troviamo indubbiamente le SAMBUCHE.

Queste sono il risultato della miscelazione dell’essenza con l’alcool e almeno 350 grammi di zucchero per litro.

Ma se è un liquore a base di anice, perché si chiama Sambuca?

In questo liquore sono presenti anche estratti di fiore di sambuco bianco dal quale deriva il suo nome.

Le marche delle Sambuche in Italia sono molte e diverse anche se alcune risultano semplicemente più famose di altre.

Un altro liquore dolce, ma con una concentrazione di zucchero minore, è proprio l’ANISETTA.

Si ottiene dalla pianta di Pimpinella Anisum, dalla quale prende anche il nome e che produce semi dal sapore di finocchio con sentori di menta. Da questa pianta deriva un liquore alcolico ad alta gradazione denominato: Aniciato.

L’Anisetta è il risultato della lavorazione dell’Aniciato, quindi dalla distillazione dell’alcool, con l’aggiunta di semi di anice.

La sua produzione ha origini marchigiane, Ascoli Piceno può vantare di aver dato i natali ad almeno 2 dei marchi più famosi di Italia: Meletti e Rosati.

Si passa poi al MISTRÀ un liquore a base di anice secco che a differenza dei primi due è privo di sostanze zuccherine.

Trae le sue origini dalla conquista dell’omonima città (situata a circa 8 km dall’antica Sparta) da parte della Repubblica di Venezia. I veneziani scoprirono l’ouzo greco e lo portarono in patria, battezzandolo con il nome della città conquistata. Da quel momento il mistrà divenne il liquore per eccellenza della Serenissima. Le dominazioni austriaca e francese segnarono il declino della sua popolarità in Veneto.

A Venezia era anche bevuto alla maniera dell’Ouzo e del Pastis francese, mischiato con acqua.

Il Mistrà dopo aver perso la sua popolarità in Veneto, venne riscoperto da Girolamo Varnelli, un famoso farmacista marchigiano.

Attualmente sono diverse le marche che si occupano della produzione di Mistrà e su proposta della Regione Marche e della Regione Lazio, il Ministero ha concesso il riconoscimento come prodotto nazionale.

Curiosità: Le bevande alcoliche a base di anice, se non vengono filtrate a freddo, reagiscono a contatto con l’acqua fresca o con il ghiaccio assumendo un colore strano tendente al grigio perla. La causa è da attribuire al principio attivo dell’anice, l’anetolo, che a contatto con l’acqua/ghiaccio forma dei cristalli opachi.

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